Che sia per sempre

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A tutto si abitua
il passo.
Alle altezze e al falsopiano
ai cocci minuti di una spiaggia di vetro
al calore del fango;
e anche le dita si abituano
ad ogni cosa:
a suonare un’acustica in lacrime durante una festa,
a rollare una sigaretta col tuo tabacco senza di te,
a trovare la via sul petto di un altro,
a tessersi ricchi ricami sulla nuda verità.
Alla tua assenza potrei abituarmi
saprei essere amica del posto vuoto nel letto
commensale d’abitudine col tuo abbandono:
avrei certo sorrisi e carbonara per le nostre cene
cui mancheresti.
Non voglio.
Rimani.
Alla forza dell’abitudine
preferisco la fragilità del mio cuore
nudo appena sveglia
tra le tue grandi mani.

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