Primo maggio di cervelli in fuga e cuori in dispersione

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Non sa smettere di piovere;
il vento fischia presagi mascherati da promesse
raccoglie i profumi del cibo
stipato nei bagagli
percorre piste blu Ryanair:
per lavorare,
lontano dalla terra.

Ricercare le colpe
un esercizio sterile
come il campo abbandonato
come un quartiere disabitato
come una messa senza bambini
la morte di un mercato.
Siamo dispersi:
non tornano i tempi
si afferrano gli attimi.

Cercare lavoro
spesso
è trovarsi nuovi
tra volti stranieri crearsi daccapo.
Senza lavoro la città muore
diventa vecchia
avvizziscono i fiori
le strade sono preda dei ladri
i vecchi si isolano nelle loro case.
Senza lavoro nasce un deserto
un paesino si estingue
diventa folclore e turismo.
Il lavoro ci fa emigranti
fa salire gli affitti
uniforma le capitali
crea poli uguali ai capi del mondo.

Mi siedo sui gradini di una chiesa nascosta.
Son ripartiti: domani al lavoro
oggi sono in volo
con gli occhi pieni di ulivi
le lacrime piene di sale.

Primo maggio di cervelli in fuga
di cuori in dispersione:
il lavoro plasma la terra
cosa vuoi coltivare
cosa hai seminato?

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