Ciò che amo fare se penso alla morte

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Vestire di rosso.
Accogliere tutti i sentimenti che mi passano per l’esofago, ciascuno col suo gusto, senza respingerli. Vado bene così, con le mie contraddizioni e i miei limiti.
Lasciarsi ferire: è il prezzo da pagare per restare carne.
Proteggersi, però, custodirsi intera.

Mischiare sapori forti, in cucina. Il melograno col vino cotto di fichi, la zucca e i funghi.
Leggere racconti di viaggio, poesie di gioia. Berci su qualcosa di caldo.
Fare l’amore con gli occhi pieni.
Playlist toniche, da cantare alle tre del mattino con la famiglia che hai scelto.

Sorridere a quella pallida stangona nello specchio, benedire il regalo della vista.
Rispondere a metà.
Tacere se non c’è niente da aggiungere.
E poi quando qualcuno salta su a chiedere conto di certi silenzi o di certe assenze, averne compassione, lasciarsi guardare.

Emergere dal magma.
Dormire al mattino, godere la notte.
Portare avanti la scommessa della vita, una sorpresa dopo l’altra, con gratitudine.
E infine il lievito: darsi lo spazio di crescita, lasciarsi attivare.
Restare integri, restare morbidi, lasciarsi cuocere e mantenersi vitali, prendere a tempo forma di pane.

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