In riva a un fiume

I

Il mio sudore scivola
goccia a goccia – sul seno
su un fianco – la mia fatica
scorre in terra, s’insinua nelle crepe
del terreno e sacra confluisce
in un torrente di futuri possibili 
rimpianti, rimorsi, lacrime e fluidi
di donne passate;
per anse e rapide scava la terra
e alla fine della lunga battaglia
s’adagia placido in fiume
per defluire in mare
dove potrà congiungersi al sale dei tuoi giorni.

L’anima è nei luoghi in cui la lasci, sparsa:
nei luoghi in cui, sparsa, la lasci cadere.

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Lo spirito del Natale

Christmas

A un passo dal Natale, ecco il nuovo articolo condiviso con Blufiordaliso.
Questo mese non ci sono troppe introduzioni. Leggerete del Natale così come Sara e io lo viviamo.
Auguri!

                                                    Ritenzione lirica

BIANCO

La mia luna d’inverno
sorge presto, nel cuore del giorno:
ha un lato oscuro
e un volto di luce.

È Natale sui monti della luna,
nell’aria siderale questa sera
risuonano canti
fra crateri di ghiaccio.

Non sono il buio.
Non sono la luce.
Cresco fino a svuotarmi
per risorgere
nuovamente intera.
Tienimi a mente
nella forma mutante
equilibrio di opposti.

Questo Natale verrò ad aprire:
al riso, al vuoto
a ciò che è pieno
al mio pianto cupo
al vento che porta il sereno,
benedetto sia il motore, il freno.
Il mio cuore è un moto,
un ciclo che non si lascia appiattire.

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Questa poesia nasce un pomeriggio di metà dicembre, mentre sto impacchettando regali, sulle note di un’immancabile playlist jazz di quelle tanto adatte a creare atmosfera.

Io amo le feste, le luci, preparare con cura gli addobbi, scegliere con attenzione il regalo giusto per la persona giusta.

Da qualche anno a questa parte, però, il mio Natale si snoda tra sentimenti contrastanti.

Chi, come me, ha avuto una perdita importante, lo capisce di certo.

A Natale l’assenza di mia madre si fa sentire in modo subdolo.

La vita è andata avanti: sono passati sei anni dal nostro ultimo Natale insieme, pieni di vita, e attorno a me ho la grande fortuna di avere persone che mi amano profondamente.

Nessuna è lei.

Ho imparato a godermi la gioia anche con questa piccola nota malinconica, a lasciarmi avvolgere dall’amore di chi ho intorno. Tuttavia, a volte, e senza preavviso, il mio Natale diventa faticoso. Sento solo il vuoto, l’ingiustizia di una vita che scorre senza di lei, strappata troppo presto al Natale coi suoi figli.

Rabbia. Tristezza. E felicità. Grazia, gratitudine per la benedizione di non essere sola.

Natale è un insieme di sentimenti complessi come un cuore umano.

Tutti legittimi, non dimentichiamocelo. La gioia non è un obbligo, è un miracolo.

                                                         Blufiordaliso

-15, -10, -5… Il conto alla rovescia ci avvicina sempre di più a un nuovo Natale, ormai alle porte.

Oggi, 20 dicembre 2018, è il terzo giovedì del mese: giorno di uscita dell’articolo condiviso con Ritenzione lirica, giorno -5 al Natale e giorno particolare anche per la vostra book blogger, che questa sera avrà l’incontro natalizio del Gruppo di Lettura Adulti Bufò con Margherita Oggero come ospite. Lungo respiro, dunque, and keep calm che tutto si sistema.

Eh già, perché gli ultimi giorni prima della fatidica Vigilia – in automatico gli ultimi prima della fine dell’anno – possono essere di frenesia pura e, generalmente, per me lo sono.

Pezzi da scrivere, recensioni da pubblicare, nuove uscite letterarie di gennaio da vagliare per l’articolo di inizio mese, stesura di qualche nuovo progetto e, soprattutto, organizzazione dei giorni di festa.

24, 25, 26, 31, 1, 6 incombono sulle nostre vite. Senza pensare a tutte le cene, aperitivi, caffè dei giorni precedenti, quei momenti in cui incastri gli auguri con i colleghi, gli auguri con amici che vedi solo ogni tanto, gli auguri con i compagni di fisioterapia, con i lettori dei gruppi, con i vicini di casa.

E sono tutti bei momenti, alla fine, perché, anche se è vero che ci si incontra in occasione di una “festa comandata” (che oggi più che altro è “festa commerciale”), sono pur sempre attimi che ci regaliamo per stare insieme.

Solo che sono tanti. E tutti spaventosamente concentrati.

Il che obbliga un’orsa bruna come me, abituata a un impegno ogni tanto (con parsimonia, mi raccomando), alle serate sul divano con copertina e libro o serie tv a dividersi tra molteplici occasioni in compagnia dell’umanità.

Ecco il primo problema: se tutto ciò fosse scaglionato nel corso degli undici mesi che precedono dicembre diciamo che forse sarebbe meglio.

Ovviamente a tutti questi appuntamenti si conviene arrivare muniti di cibo e regali, va da sé.

Questo è l’aspetto del Natale che mi piace di più: dedicare del tempo a occuparmi espressamente delle persone a cui tengo. Avercelo il tempo.

Ecco il secondo problema: vuoi mettere arrivare alla cena tra amici con un bel contenitore stipato di insalata russa? Figurone e gioia.

Solo che per prepararlo ci hai messo tre ore, ritagliate durante la notte precedente, quando con un occhio guardavi la replica di L’amica geniale su Raiplay e con l’altro stavi attenta a non pelarti un dito mentre sbucciavi le patate da mettere a bollire.

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Comprare l’insalata russa in gastronomia? Fuori discussione. Meglio svegliare il vicino col rumore del frullatore alle due di notte, che le uova mica di montano da sole, anzi: se non fai attenzione la maionese impazzisce pure.

Risolta la questione cibo resta tutta la parte regali.

Ed ecco il terzo, molteplice, problema.

Io amo comprare regali. Amo scegliere, pensarci prima accuratamente, scrivo persino una lista dettagliata con nomi e relative idee prima di cominciare gli acquisti. Lista che poi rendo definitiva, scrivendo i regali effettivamente presi a ciascuno.

Lo faccio da anni: #christmaslists che si aggiungono a tutte le altre (troppe) liste che scrivo ogni giorno, dei più svariati generi.

Fare un bel regalo significa pensare intensamente alla persona in oggetto, cercare qualcosa apposta per lei.

Questo, a volte, un po’ di stress lo genera, ammettiamolo. Persone con zero interessi, ma a cui vuoi molto bene: cosa regalare loro? Persone a cui fai regali da vent’anni e hai già esaurito tutta la gamma delle possibilità alla tua portata: cosa regalare loro?

Insomma, fare regali talvolta può essere complicato. Diciamo che qualche soldino a disposizione non guasta, in tal caso: non sarà l’originalità a essere premiata, ma un bel maglioncino fa pur sempre la sua figura, ad esempio. E se azzecchi il colore potrebbe anche diventare un capo d’abbigliamento molto amato.

Alcuni regali colpiscono dritto al cuore e magari sono biscotti fatti in casa. Per gli altri qualche soldino è necessario.

E qui un velo di tristezza può abbattersi su di noi: in periodi di vacche magre tutto ci pare più costoso, nulla che faccia al caso del nostro portafogli. Lo so, può sembrare un ragionamento venale. E lo è, in effetti. Ma lo sappiamo: è la bellezza che salverà il mondo. E la bellezza, spesso, costa.

Comunque, non potendo fare altrimenti, lungo respiro anche in questo caso and pazienza, sarà per il prossimo Natale.

Intanto io sforno più biscotti. Che l’home made è sempre una bellezza (e in questo caso anche una bontà).

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Risolti i tre principali problemi del Natale, va da sé che rimanga per me un bel momento dell’anno. Velato da un po’ di malinconia, forse questo sì.

Per molti anni mi sono interrogata sul perché io mi senta così a Natale e una risposta vera non l’ho ancora trovata. Capitemi, ero pur sempre una bambina che il 24 faceva i compiti delle vacanze fino alle sette di sera, per sua precisa scelta.

Forse sono così perché, in fondo, so che non importano i regali, le decorazioni, le lucine. Rendono tutto un po’ più carino, certo. Ma sono le persone i veri protagonisti del Natale. E probabilmente sono quelle che mancano a essere veramente presenti.

La malinconia rimane, è vero.  Ma che ci volete fare: vorrà dire che per tirarmi su leggerò qualcosa di bello! A presto, con una nuova lista di splendidi libri: i libri del Natale 2018. Auguri!

Mentre bolle qualcosa sul fuoco

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In questo mondo senza Lou Reed
gli Spritz sono viola e le unghie si sfaldano
dentro alle emozioni mute 
al fondo della gola
e poetiche del tacere si infrangono
contro lo scoglio delle mie necessità
cupe e cicliche
come notturne risacche.

Spesso mi incanto, in questo mondo senza Lou Reed:
ma non manca mai il pane
i cardi e il grano sono a bollire
e un melograno per rosario mi mantiene morbida
e la mia bocca è una foglia secca
dalla curva accennata nella mantella di lana
cammina anche senza le tue scarpe nere
è femmina e aspetta
aspetta.

Lou Reed è sempre sul piatto dei dischi
questi stivali hanno ancora le borchie
portano per sentieri lastricati di giallo e nervature e stelle
per costruire castelli di miele e skills
come hanno fatto per anni
come hanno dimenticato di fare per un pezzo
come col tempo hanno ricordato di fare.

Esprimi un desiderio

Per la nostra collaborazione di novembre, Blufiordaliso si è ispirata a un albo fotografico e mi ha proposto di esprimere un desiderio.
Facile, no? No. Per niente, almeno per me.
Per questo, quando Sara mi ha lanciato l’idea, ho colto la palla al balzo per esercitarmi. Ho provato a usare una poesia per esprimere un desiderio: la trovate in fondo al post, preceduta dal percorso che mi ha portata a scriverla.
Ma come mai abbiamo scelto proprio questo tema?

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BLUFIORDALISO

Tutto è partito da un bellissimo albo fotografico: Esprimi un desiderio di Anna Masucci e Donata Curtotti, in libreria da oggi per VerbaVolant.
Durante la fase di raccolta titoli per il mio consueto articolo sulle novità editoriali, ricevo una mail dall’ufficio stampa: questo albo sta per uscire, mi arrivano la scheda e alcune immagini. È amore a prima vista.
Il blu intenso dello sfondo screziato dalle scie delle stelle, così luminose, così presenti: sono colpita dritto al cuore.
Chiedo di mandarmi maggiori dettagli, decido istantaneamente di scriverne in questo spazio. Esprimi un desiderio diventa la mia frase-mantra, propongo l’idea a Irene et-voilà.

La luce fa da rassicurante cornice ai personaggi, un ragazzo e una ragazza, che si muovono leggiadri. Lia e Leo si incontrano: lui confessa per primo il suo sogno; lei gli porge l’ombrello col quale iniziare il loro viaggio, alla ricerca del sogno comune.
Il desiderio di Lia e Leo è lo stesso: il senso di magia comincia da qui, dai pensieri totalmente in sintonia, dalla forza delle poche parole che si scambiano. Fanno questa cosa e la fanno insieme, da subito, con sicurezza, come dei predestinati.
Viaggiano verso le stelle, tra case dai tetti appuntiti raffigurate come un bouquet di matite ben temperate, per citare il film che ha fatto innamorare tutti i lettori, C’è post@ per te.
Il loro volare ha i profumi d’arancia e di ricotta, delle terre natie delle due autrici.
Volano sulle speranze infrante di tante persone (e non possiamo non pensare al nostro Mediterraneo), ma la speranza di Lia e Leo non muore, non è possibile.
Dopo tanto viaggiare sono stanchi, stremati: si dondolano su uno spicchio di luna che è sicurezza.

Poi la raggiungono, la loro stella.
E le confidano il desiderio di entrambi: proprio qui si stravolgono tutti i cliché narrativi, tutti gli scenari che potremmo immaginarci leggendo.
Non voglio anticipare altro: facciamo nostra questa lettura con calma, con la poesia nel cuore che merita.

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Esprimere un desiderio, per chi bambino non lo è più, significa poter continuare a sognare. Essere legittimati – in pochi, determinati momenti – a farlo.
Il make a wish è un momento riservato al soffio sulle candeline di compleanno, alle stelle cadenti della notte di san Lorenzo, al lancio della monetina dentro una fontana.
Certo, possiamo sempre esprimere i nostri desideri nel profondo del cuore, dentro di noi. O scriverli sulla lettera a Babbo Natale, che per i grandi è mettere nero su bianco il sogno delle cose belle. In fondo anche pregare è un modo per esprimere i propri desideri.

Ma quando tra due persone avviene un incontro di anime, ecco è lì che due desideri uguali si uniscono in un’unica scia di luce: dopo aver letto questa storia sapremo con certezza che l’amore può tutto e che dopo essersi scelti si rincorre sempre la stessa stella.
Un ultimo dettaglio: osservate bene le illustrazioni fotografiche tratte dall’albo.
Donata Curtotti ha realizzato i personaggi con un materiale inusuale e inaspettato: il fil di ferro. Ve ne eravate accorti?

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RITENZIONE LIRICA

Ho provato anche io a entrare nell’atmosfera descritta da Esprimi un desiderio: nel mondo rappresentato in queste foto, delicatamente evocative, tutto sembra possibile.
Anche esprimere un desiderio.

Sì, un desiderio: una richiesta pura e semplice. Alle forze del cosmo, al caos della vita, a Dio, alla fata dei denti. Desidero questo, quello, quest’altro. Ti prego, esaudisci il mio desiderio.
Io non so farlo. E tutte le volte in cui mi ritrovo davanti una candelina, mentre chiudo gli occhi, sorrido e mi limito a chiedere mentalmente un po’ di luce.

Sogno, e parecchio.
Cercare di realizzare i miei sogni dà un significato alle mie giornate. Stendo ambiziosi piani di conquista e cerco di raggiungere gli scopi che mi sono posta, attivando ogni fibra del mio corpo.
A volte cambio obiettivo: magari scopro che c’è qualcosa di meglio, di quel che pensavo di volere. Qualcosa che neppure immaginavo esistesse. Sono una sognatrice flessibile. Si fa sempre in tempo a cambiare rotta, l’importante è continuare a sognare.
Senza sogni non ci so stare.

Un sogno, però, non è un desiderio.
Sognare è un atto di volontà, presuppone un atteggiamento attivo. Ti devi sbattere. Desiderare, invece, è un gesto di fiducia.
Esprimere un desiderio significa affidare a qualcuno il potere di renderti felice. Lasciare che sia qualcun altro, a costruire al tuo posto. La vita, il fato, Dio. Non tu.
E io non lo so, se voglio rinunciare alla soddisfazione di inseguire i miei sogni io stessa, personalmente.
O, più semplicemente: non so se riesco a cedere il controllo al punto da mettere la mia strada nelle mani di una forza innominata. In fondo, se esprimo un desiderio, sto chiedendo alla vita di lavorare per me. Dandole una sola consegna: la mia volontà del momento. E se poi cambiassi idea? E se invece esistesse qualcosa di meglio, di quel che pensavo fosse il massimo?
A quel punto che valore avrebbe, il mio desiderio? Che poi magari si avvera davvero, e mi ritrovo vincolata a qualcosa che non voglio più.

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Insomma, una fatica immensa.
Eppure esistono moltissime teorie, al riguardo. Ad esempio la legge dell’attrazione, che funzionerebbe all’incirca così: se non esprimi il tuo desiderio, non puoi pensare che si avveri.
Se non capisci che cosa vuoi, neanche Babbo Natale saprà mai che cosa regalarti: figuriamoci tu.
Forse questo compromesso posso accettarlo. Proverò a esprimere un desiderio, senza chiedermi se sia giusto o sbagliato, definitivo o provvisorio, il meglio o un compromesso.
Solo affidandomi.

ESPRIMI UN DESIDERIO

Mi hai detto piano: – Esprimi un desiderio.
Ho infilato le dita nel mio sguardo
per cercare un filo che portasse al centro.
Non ho ancora trovato una richiesta.

Desidero un respiro sconfinato
tra i sospiri plumbei del mio affanno;
mi sia svelato il sentiero giusto,
facile al passo, senza inciampi.

Possa io avere un laccio di risate
e leggerezze in grado di acciuffarti
quando temo d’aver per sempre perso
il mio trono al centro del tuo sguardo.

Coltivo solo desideri sporchi,
tutti: di calce viva, di cemento.
Tra macerie e nuove fondamenta
i miei desideri cercano la via.