Haiku del risveglio

Raggio di sole:
la notte è passata
sul mio cuscino.

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Questo dipinto di Davide Cascone è un’emozione.
Mi ha catturata subito. Gliel’ho detto e, solo a quel punto, lui mi ha svelato di averlo realizzato ispirato dal mio HAIKU DEL RISVEGLIO.
L’arte è questo: scambio, condivisione. Corrispondenza nel sentire, tra due perfetti estranei, legati solo da contatti in comune sui social. Intimità di un’emozione senza nome, per la quale non esiste una parola.
Sì, la sente anche lui, questa cosa. Nel suo sguardo è fatta così.

La storia di ciascuna

 

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Non me ne sono accorta
mentre accadeva, ero distratta:
i nostri corpi si sono staccati 
hanno preso strade distinte
e adesso è un nuovo incontro,
una stretta di mano: si studiano,
i nostri corpi divisi, prendono
le misure. Non si conoscono più
e devono apprendersi da capo,
ritrovare il guado, l’intersezione,
l’appiglio giusto. Combaciare
è divenuto una ricerca tra sporgenze
dove un tempo, tra concavi e convessi,
l’istinto era fondersi, senza barriere.

Cercami, tra le lenzuola
vieni a prendermi sotto il piumone.
Non arrenderti all’abitudine, al freddo,
non lasciarci catturare. 

Ti sono arrivate?

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La ragione della mia collera
è sempre una concausa:
brucio pura entro ciascuna vampa,
insensibile
al richiamo della ragione.
È il mio sangue
che scorre via; mi sto creando
ancora, fertile.

Io sono il suolo del mio tempo
dissodato ogni luna
– io, rivoltata zolla a zolla:
frantumata dal ciclico
ritorno a galla
della donna che fui.
Riemergo intera, intessuta di trascorsi
dei miei giorni perduti

sono il rastrello del crampo
e pure la terra del campo
aperta spalancata
al respiro dell’aria
vita.

Non sei un follower, sei un lettore

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Non seguirmi,
precedimi:
solleva il velo di nebbia
che avvolge intera un’intuizione.
Non seguirmi:
guidami
lungo la strada,
mostrami una città nuova
tra quelle a me invisibili,
svelami.
Non seguirmi:
contestami
piuttosto, dimmi che ho torto,
porta le prove della fallacia del mio discorso
indica i miei limiti.
Non seguirmi.
Falsificami.
Smentiscimi.
Donami un progresso,
tu sei la mia occasione:
ché non ho certo gli occhi
dietro la schiena.

Quelle rare volte in cui ci penso

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Abbiamo occhi di nuvola, nella notte e nel giorno.
Qualsiasi dettaglio riesce a far piovere.
Diluvia sui sogni: i progetti si intridono di assenze
anche adesso
che sei ancora qui.

Vorrei poter congelare il tuo odore, ora che è caldo
e la tua voce registrarmela
con frasi nuove:
perchè verrà un giorno in cui le avrò consumate tutte;
come quei dischi di vinile che, a furia d’ascoltarli, saltano di continuo.

Sei in tutte le stazioni

Dandoti le spalle
siedo sulla panca dura dei tuoi sguardi:
essere all’altezza della donna che ami 
è una fatica insensata,
– forse m’hai solo immaginata –
un esercizio di postura
cui non posso rinunciare. 
Tu solo sai.

Fu un amore di treni
sui fili del telefono,
di tante coincidenze:
perse, capitate, prese, abbandonate.

Tu solo sai.

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Questa splendida foto l’ha scattata @travelphototube (fotografo eccezionale, seguitelo su Instagram!) e io mi sono innamorata. Della panca, dei colori, dei lampioni. 
Ho scoperto in seguito che si tratta di un luogo veramente speciale: il Museo di Pietrarsa a Portici, Napoli. Sede delle officine ferroviarie borboniche, antica stazione, in seguito officina grandi riparazioni delle Ferrovie dello Stato italiano. 
Prima o poi ci vado. Voi ci siete mai stati? 
Info qui: www.museopietrarsa.it