Potrai dimenticarmi

44817987_2188358511415945_4093818846358536192_n

Leggerai di me
nel soffio di gatto randagio
capace di addomesticarsi
e volutamente riottoso
al giogo degli stand up meeting
in casa del padrone del tempo.

Scritta su un libro
può darsi tu possa trovarmi
un giorno – non saprà vendersi
la mia parola di occhiate oblique,
priva di tormentati gemiti
insensibile alla posa drammatica,
parola di gricia e di risa sguaiate
ostile ai languori,
dai languorini appagati.

Sarà parola per incartar tulipani,
per riempire buchi nel muro,
pagina perfetta per quel tavolo traballante
nell’ufficio dei cantastorie per caso.

Leggerai di me
ridendo tra i baffi
sui miei versi macchiati di cenere
dal caldarrostaio: eppure

il male che t’han fatto i miei chiodi, pixel dopo pixel, non l’avrai scordato ancora; nessuna strada verso la spazzatura risparmierà una visita al tuo stomaco stretto di ignaro passante,

colmo d’ignavia al colmo della felicità.
La parola è eterna, come il tormento del mio perdono.

_______________________

Facebook: ritenzione lirica
Instagram: irenemichela

 

L’importanza dei preliminari

44575372_2187830608135402_4054805936127082496_n

Da dove comincia l’amore?
Prima del tuo ingresso nelle mie profondità più sacre
e prima ancora delle distese di lenzuola su cui adagio
il peso dei miei gemiti,
mentre cola il balsamo delle tue pupille nere.

L’amore inizia nella caverna delle idee,
sangue rappreso su roccia
dopo una caccia di attese, sguardi;
forse neppure. Non incomincia
tra citazioni e confidenze
nella pozza di segrete ironie.

Prima ancora del tuo occhio, maglia attillata
e del mio riso generoso ad un uomo che conosco appena
veletta di trascuratezza calcolata al secondo
per esser certa tu mi bevessi alla goccia:

a far l’amore cominciasti tu primo
sussurrando il mio nome a labbra dischiuse
nel grembo di tua madre
prima di conoscerlo.
Mi misi a far l’amore col tuo profumo
vestito di pane e pioggia
senza nuvole in un autunno pieno.

Cominci da lì: chiave della mia porta spalancata
entro cui entri
soltanto
disarmato, spoglio
esposto al silenzio caldo della creazione.

_______________________

Facebook: ritenzione lirica
Instagram: irenemichela

 

 

Cosa ne pensi di quel libro

42510350_2173939276191202_879718909786193920_n

La strategia di chi non calza ai piedi
le mie stesse scarpe, di chi non combatte
la mia stessa battaglia, la sua falange

apparecchiata leziosa per il tè
– scelta a caso o con studio
per vincere la guerra di quel giorno,
per raccontarsi un’epica in divenire,
per rigirare la lama delle viscere
verso l’esterno, all’attacco,

o, più semplicemente, disposta
per tirare a campare, ancora
quel poco – non è affar mio.

_______________________

Facebook: ritenzione lirica
Instagram: irenemichela

In una casa mia

43597891_2180387122213084_8854294519173087232_nSono tornata in sala prove.
Ad ascoltare. Lui canta davvero
e cose che amo; canta per me
ogni volta che canta morde
il fiato, respira blues, sputa stelle.

Chissà che fine hai fatto. Tu.
Avrai certo il colore dei miei forse
nascosto ancora sotto le unghie.

Hai scavato un solco nel mio respiro
la notte in cui è finita; di polvere
ho coltri e mantelle a graffiarmi
a corrodermi ancora oggi. Ma ho
perso il tuo numero: non la fiammella
che di caligine mi incise una mammella.

Ti ho lasciato molto lavoro?
Forse all’istante m’hai scordata.
Avrai saputo trovare la via di fughe
romantiche nei seni d’altre. Luce
sulle macerie m’avrai sbriciolata,
calce frantumata e poi masticata,
nella notte una ruspa m’ha scorticata.

Altri ti hanno poi visto tutto intero,
nudo e crudo, perfetto in potenza
come fosti forse solo nel fondo del mio ventre?

Tramonta ogni sera sulle mie macerie
il sole; sempre più lontana è la scia
della tua polvere. Alla fine ho traslocato.
M’hai lasciato schegge, scale, do minori
in mezzo al vento. Tutto ha un senso.
Perfino tu.

_______________________

Facebook: ritenzione lirica
Instagram: irenemichela

Camera con vista

Camera con vista

Vieni a dividere uno sguardo,
a sgranare l’immagine
calibrando l’obiettivo,
pizzica ogni riserva e
suona il mio canto segreto.

Aprimi il cielo con un morso
come una mela tagliata a metà
assembla il mio sudore nel tempo
fammi regina del respiro
musa del tuo odore di muschio.

La mia anima è nel corpo
pallido morbido umido corpo
nessuna parola
o dono saprà cavarla fuori
soltanto un altro
corpo di sensi e vene di sole.

_______________________

Facebook: ritenzione lirica
Instagram: irenemichela

La mia immaginazione

26166412_10213288761830357_13329446959073949_n

Ho fatto questo sogno
e gli uomini erano alberi
e gli alberi erano amache
per le tristezze: le ho lasciate andare.
I sorrisi si stiravano come dopo l’inverno
alla fine del letargo – ogni cosa era oro e rosso

rosso nelle pieghe delle palpebre mobili
rosso sui miei polsi vagabondi
e rosso sui ciuffi d’erba scoperti dal sole;
rosso nelle vene del fiume
e nel verde tramonto di cartapesta.

Ho fatto questo sogno
e il tuo cuore sapeva di cioccolata;

e c’erano semi di parole nel caffè
e lampi di rigore tra i girotondi e le danze.
Il mio gineceo splendeva ebbro e si stagliava contro il vetro
nudo nella sua bellezza
adorno di caprifogli

tu non riconoscevi il sapore delle mie tempie
e non avevi denti per aggrapparti alla mia bocca;
una sera fredda danzava turchese
dietro alla tenda delle nostre risate
e non c’era altro da aggiungere
che non fossero lucciole e brividi.

Ho fatto questo sogno e mi ha svegliata la consapevolezza
della futilità del vento:
anche a scostarli i capelli ricadranno sulla mia piccola fronte, eterni;
anche a spazzarle, le paure sono nuvole erranti in cerca di casa,
uccelli migranti tra le due sponde del mio cielo.

E potresti ricalcare i tuoi stessi passi, non saresti il primo.
Avanti, verrò ad aprire.
Non hai di che agitarti. Ho fatto un sogno
e mi ha svegliata la consapevolezza
della grandiosità del vento
della meraviglia del tempo
che fa piovere le morse del cuore.

Piove nel fegato ed è di nuovo mascara
piove dal cuore della notte sulle espressioni del giorno
piove e sono le mie stesse ansie
disciolte, le mie stesse nervosi,
trasfigurate fino a nutrirmi.
La pelle non si mischia alle cose,
mi mantiene divisa, non ti inganni
la grana fine del bianco
il pulsare del sangue.
Da questo seno hai bevuto abbastanza.

Il coraggio germoglia dai miei molti solchi
nella terra innaffiata dal sonno.
Ho fatto questo sogno e so bene che risponderti:
– Niente.

_______________________

Facebook: ritenzione lirica
Instagram: irenemichela