Vita al vento

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E se mi prendessi la libertà
di lasciarvi liberi
di andare in frantumi 
e affidassi al vento il compito
di raccogliere i pezzetti

e cercassi di tenermi io
intera tutta insieme
– se davvero non ci fosse mediazione
a telefoni spenti, nella quiete di cortili ombrosi,
stesa su muri di mattone
cercherei il respiro tra gli zigomi chiusi
e non saprei più
da che attingere l’acqua.

C’è una sorgente in fondo al cuore
da cui lascio esplodere
cascate di risa.
Svuotata, di vita
mi faccio avvolgere:
l’empatia spegne in fretta il furore.

Riemergo me stessa
alla luce del sole
disperdo scintille
sguardi sorrisi nel vento.

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Potrai dimenticarmi

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Leggerai di me
nel soffio di gatto randagio
capace di addomesticarsi
e volutamente riottoso
al giogo degli stand up meeting
in casa del padrone del tempo.

Scritta su un libro
può darsi tu possa trovarmi
un giorno – non saprà vendersi
la mia parola di occhiate oblique,
priva di tormentati gemiti
insensibile alla posa drammatica,
parola di gricia e di risa sguaiate
ostile ai languori,
dai languorini appagati.

Sarà parola per incartar tulipani,
per riempire buchi nel muro,
pagina perfetta per quel tavolo traballante
nell’ufficio dei cantastorie per caso.

Leggerai di me
ridendo tra i baffi
sui miei versi macchiati di cenere
dal caldarrostaio: eppure

il male che t’han fatto i miei chiodi, pixel dopo pixel, non l’avrai scordato ancora; nessuna strada verso la spazzatura risparmierà una visita al tuo stomaco stretto di ignaro passante,

colmo d’ignavia al colmo della felicità.
La parola è eterna, come il tormento del mio perdono.

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Cosa ne pensi di quel libro

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La strategia di chi non calza ai piedi
le mie stesse scarpe, di chi non combatte
la mia stessa battaglia, la sua falange

apparecchiata leziosa per il tè
– scelta a caso o con studio
per vincere la guerra di quel giorno,
per raccontarsi un’epica in divenire,
per rigirare la lama delle viscere
verso l’esterno, all’attacco,

o, più semplicemente, disposta
per tirare a campare, ancora
quel poco – non è affar mio.

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Nelle giornate di sole, nei sorrisi migliori, nei successi, nelle gioie

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La nostra condanna non ha scadenze
ergastolo di rosa e gelsomino.

Per tutta la vita avremo
lacrime da intrecciare ai sorrisi,
Penelopi tesseremo d’incanto
la meraviglia e la nostalgia
fili di trama impalpabile
tra la città e l’aria tersa del cielo.

La nostra condanna è luce nelle tue scarpe larghe
brilla danzatrice ai miei piedi
nel sole di ciascun sorriso

– quei nostri sorrisi vividi, arrotati
da una poesia di abbinamenti inconsueti,
limpidi al punto che quasi danno noia:
un po’ li ho messi nel congelatore
in attesa del nostro incontro –

lenta a scontarsi come tutta una vita
la nostra condanna va pagata intera,
e pazientemente
a testa alta; sfarfalla tra i calici,
suggerisce sotto ai salici
sugge il nettare dalle ore fiorite,
il midollo della vita.

La nostra condanna è la più dolce del mondo,
è la gioia di vivere:
senza poterne condividere
con te.

(La foto é di Michele Vico: passate a vedere le sue splendide foto su Flickr a questo link: https://www.flickr.com/photos/141938949@N02/)

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