Leggi tra le righe

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In un angolo sotto il tappeto
dentro il salotto della nostra casa a Brooklyn

ci sono mucchietti di polvere dorata.

Ho sfilato le pantofole per donarmi scalza
a questo pavimento fresco
stupore
al mio tocco esitante.

E adesso il prezzo della comunione, prego
nei resti delle mie vecchie pelli dimenticate
sfilate via come fossi un boa
– squame o piume delle donne che fui
nelle quali non sei potuto entrare.

Salirò sul davanzale grande
un giorno di questi
verso le sei;
e soltanto guardare il giardino
mi metterà in pace con le memorie scoperte.

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Ovulare

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Finestre sui miei errori
territori in cui vago, le gambe maestre
e gli occhi flutti tra maree di
Forse, Se invece, Magari, Chissà

mentre spiove un altro temporale
sale il crepitare del mio ventre,
sottile, impercettibile onda fino allo sterno,
schiuma di rimpianti con il tuo odore.

Oppure potrebbe essere un’altra ovulazione.
Se invece. Chissà.

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Struccami

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E Luce sia
nelle pieghe del tempo e dentro al calore dei tuoi sospiri
così
come nelle incomprensioni sospese nel vento
e nei tuoi passi lontani
e negli echi delle mie urla lasciati sul fondo dello stomaco.

E Luce sia

nei torti subiti
trasfigurati in un inno di lode che saprà farsi riso
pascendo bocche esuli finalmente giunte in porto.

Che Luce sia nei tuoi occhi:
si riveli saggezza ogni colpo, ogni rabbia ti insegni il perdono;

del dolore saprai farne un miele
dolcezza dei giorni
e non avrai nemici o rivali, mai
ed ogni cosa sarà in pace
poiché l’avrai attraversata col rigore di un loden
nuda, senza più il mascara,
nuda, senza più timori,
disarmata con la forza di chi sa affrontare la vita a mani nude,
mani di carezze, prese e sorrisi.

E Luce sia negli scantinati della mia memoria ligia al dovere
e nei miei sogni frenetici,
che Luce sia tra le pentole e le tende, dentro ai cassetti, nel mio cuore.

Non c’è più il trucco.

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A una donna nuova

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Scoprirai, bambina, che niente è immobile:
non la terra
su cui cammini piano, cercando di non far rumore
e neppure il cielo
prato in cui lasciar cavalcare liberi i tuoi sogni.

Scoprirai che non ci sono sacchi di felpa in grado di nasconderti la bellezza
né rossetti capaci di disegnare sorrisi vuoti;
che tu sei bellezza, nel cuore e nel tuo essere umana,
che c’è una bellezza tua
tua soltanto
ed è la sola calamita per gli sguardi
la tua sola attrattiva davvero irresistibile: imparerai a giocarci, a disfartene all’occorrenza e a non abusarne, a scordarla sui sedili di una macchina e a riprendertela con due passate di mascara.

Donna imparerai a dire Non ho voglia
Preferisco quest’altro vino
Questo è il mio parere
– per imparare dovrai cercare la bambina,
la troverai radicale e adolescente sul fondo della pancia – ti diranno che è una rompipalle, tu non aver paura di sguinzagliarla.

Ti scoprirai donna

seduta su una panchina
a raccontare a una neodiciottenne che la nonna non è rigida, bambina, ma protettiva,
spaventata dal muretto sottile su cui testi il tuo giovane equilibrio,
non getta platealmente una rete solo per non negarti la fiducia
e ti circonda di lacci e lacciuoli

per te sono limiti
per lei cinture di sicurezza al tuo volo di donna.

Ti scoprirai donna
quando capirai che è di te, che parlavi,
delle tue ansie nascoste da sfuriate
e dei faticosi sorrisi da veterana
dentro ai passi indietro nelle retrovie.

Sarai felice del tuo sguardo pieno
tempeste corse risate scusa ancora
donna
come lo sei tu sola

oh, è un lungo eterno viaggio magnifico farsi donna, bambina.

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E adesso

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Le case erano spente
in quella sera rigata di luna
e tu,
pensando di farne un bel dono,
hai incartato un raggio di sole nella carta da forno
fino a sfinirmi di baci

nelle tue braccia erano morbide cascate di riso
e nella bocca erano lamponi e pesche

ma il sale nascosto nei miei lobi ribelli
non sfugge a un secondo ascolto
– attenzione ai bassi, architrave d’ogni pezzo.

Lascia che il silenzio mi scopra sola
nuda nelle pieghe dell’alba
a pregar lodi su di un rosario intarsiato

Lascia che il silenzio mi scopra ingenua
senza rancore
dimentica del tempo e delle passioni
senza rancore
né paura del freddo

Lascia che il silenzio mi trovi raccolta
in contemplazioni lievi
al tatto e alla vista tiepide di pudore
mie soltanto.

Saprò ricompensarti.

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Piazza Stampalia

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Non c’è su Instagram
Piazza Stampalia

L’erba alta del suo parco periferico
Il capolinea del 9
I vecchi sulle panchine curvi, svogliati, dentro polo anni ’90 stinte da troppi lavaggi.

– Se avessi un solo pomeriggio prima di morire, dove vorresti essere?

te lo chiesi al capolinea
in attesa degli esami finali,
nessun tram ci avrebbe salvate e tu eri sincero, credo, quando mi hai messo gli occhi sullo stomaco e hai detto che

– Ai 200 all’ora in autostrada, a cantare i Beatles con te.
Ci credevi, forse non mi conoscevi ancora.

Passarono tre 9, poi ebbi la notizia, una condanna inappellabile, la data di esecuzione prevista per Natale
– mamma sapeva cantare ed è arrivata a febbraio.

Tu non ci sei più, ti ho perdonato anni fa per quella Cadillac ai 200 all’ora
non era una promessa
ma un sogno estemporaneo.

Non c’è su Instagram
Piazza Stampalia

E i suoi tombini divelti
E le sue cicche mischiate in terra coi bastoni dei vecchi
Coi sorrisi delle puttane
Con gli sguardi dei vecchi sulle cosce e i petali di gerani disillusi
Inconsapevoli dei servizi 24/7 e delle riqualificazioni urbanistiche

Non c’è su Instagram piazza Stampalia
Questa terra di confine che non sa esser Torino fino in fondo
Questa terra di pullman verso la città
Di zingari e proletari e istituti tecnici e meches fatte in casa dalla parrucchiera in nero
Non puoi geolocalizzarla.

Casa sempre.

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In una notte di lite sospesa

 

Potessi scegliere
non chiederei, amore,
la luna, né diamanti:

fosse per me soltanto,
non ho dubbio,
ti chiederei la parola.

Sillabe fresche di pensiero frizzante
inedite senza simmetria
a disvelare dimensioni mai neppure intuite

corsa senza tempi né cronometri, libera
danza di piogge monsoniche
ambrosia e nettare a nutrire le carni
carezza

laccio di giada
e sigillo di cellophane
fragile al taglio, nylon fresco di fiori miracolo della pazienza e della fortuna;

la parola è il mio dono
il desiderio più radicato
unico braccio che possa cingermi la vita nelle giravolte di una danza
fedele

di parola mi nutro
di parola mi vesto
di parola mi spoglio
di parola tradisco.

Se un giorno vorrai farmi un dono
amore, non sprecar tempo
non farti precedere da nessuno:

son fedele alla parola sola
a nessun’altra catena,
a nessun’altra chiave.

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