Polvere e neve

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Potrei,
se tu fossi d’accordo,
cederti le mie nostalgie.

Te le affitterei ad ore
camere in cui, assoluto, amare
– scorda il tempo, il denaro, il caldo del conformismo sociale.
Verresti nelle mie pupille velate di nicotina maldestra
ancora e ancora
fino a dimenticar te stesso.

Le mie nostalgie le affitto ad ore
camere di primavera e di sole
dalle pareti fiorite tutte da accarezzare.

Leggile un poco, queste malinconie.
Sfogliale, come brioches calde a colmarmi le guance.
Le mie ferite sono medaglie al valore,
il solo gioiello che possa ornarmi il collo.
Le mie parole nel tempo sono boa di piume,
ventagli coi quali attirare i passanti per una moneta o un sorriso.
Le mie nostalgie sono squarci di luna sulle tue dita
mentre mi ami la mattina
e la notte, rare pause tra i tuoi demoni e le mie false speranze.

Non avresti i miei sorrisi senza le mie spine,
le mie risa senza le mie collere.
Le tue cicatrici tra le mie dita sono tatuaggi per conoscerti il cuore.

Le mie nostalgie le affitto ad ore a tutto il mondo;
il soldo che me ne viene in tasca è nello sguardo di chi si ferma,
sentimento condiviso ogni volta diverso.
Neve che fu nella strada in cui mio padre si ruppe una gamba
e neve che fu nelle mie attese alla fermata del tram
– tra un pronto soccorso e una sala d’attesa.
Neve sulla morte

ad annunciarla nei giorni precedenti il suo arrivo
e le mie lacrime di una settimana che furono neve
mentre lei si spegneva tra le mie carezze impotenti.

Il mio passato è un seme di cui non hai che intuizioni.
Tuo è il suolo duro crepato dal freddo,
tua la spiga esitante che sai vedere nelle pieghe della terra.
Potrai mietere i miei baci ogni mattina.
Le mie nostalgie sono chicchi di grano:
le ho promesso che darò sapore al mio pane.

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E adesso

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Le case erano spente
in quella sera rigata di luna
e tu,
pensando di farne un bel dono,
hai incartato un raggio di sole nella carta da forno
fino a sfinirmi di baci

nelle tue braccia erano morbide cascate di riso
e nella bocca erano lamponi e pesche

ma il sale nascosto nei miei lobi ribelli
non sfugge a un secondo ascolto
– attenzione ai bassi, architrave d’ogni pezzo.

Lascia che il silenzio mi scopra sola
nuda nelle pieghe dell’alba
a pregar lodi su di un rosario intarsiato

Lascia che il silenzio mi scopra ingenua
senza rancore
dimentica del tempo e delle passioni
senza rancore
né paura del freddo

Lascia che il silenzio mi trovi raccolta
in contemplazioni lievi
al tatto e alla vista tiepide di pudore
mie soltanto.

Saprò ricompensarti.

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